Giappone: ucciso in un attentato l’ex Premier Abe

Malgrado i tentativi disperati di salvarlo, Shinzo Abe non ce l’ha fatta. L’ex Premier giapponese è morto a seguito di un attentato con arma da fuoco durante un comizio che stava tenendo davanti alla stazione ferroviaria della città di Nara per supportare un candidato del Partito Liberal Democratico in vista delle elezioni per la Camera del prossimo weekend. Abe è stato raggiunto da due colpi di pistola sparati da un uomo che si trovava alle sue spalle, intorno alle 4.30 ore italiane (11.30 giapponesi).

Le condizioni del 67enne sono apparse subito critiche ed è stato prontamente trasportato presso il vicino Nara Medical University Hospital, dove i medici hanno cercato di rianimarlo con trasfusioni di sangue ma nulla hanno potuto a fronte di gravi ferite al collo e alla schiena.

Individuato l’attentatore che è stato arrestato prima con l’accusa di tentato omicidio, che poi si è aggravata in omicidio. L’uomo, Yamagami Tetsuya, è un 41enne del luogo, è un ex militare e ex membro della Marina e delle forze di auto difesa giapponese. Recatosi presso l’area del comizio, ha mimetizzato l’arma, una doppietta rudimentale, avvolgendola nel nastro adesivo, come in una sorta di tracolla, che gli ha permesso di superare il blocco della polizia senza destare sospetti.

In un primo momento il movente era sembrato essere collegato a ragioni religiose, in particolare alla condanna a morte di Shoko Asahara, uno dei fondatori del nuovo movimento religioso giapponese Aum Shinrikyo, avvenuta nel 2018 sotto il Governo Abe, avendo individuato l’uomo come mandante dell’attentato alla metropolitana di Tokyo del 1995. Tesi che per adesso non ha trovato conferma, con l’assalitore dell’ex Premier che ha sottolineato anche l’assenza di motivazioni legate al “credo politico” dietro l’insano gesto, ma solo risentimento e insoddisfazione per le sue politiche.

Shinzo Abe era il premier che aveva guidato il Paese per il periodo più lungo della storia giapponese, con due mandati non consecutivi, dal 2006 al 2007 e dal 2012 al 2020, per poi dimettersi per motivi di salute.

Cordoglio e vicinanza alla famiglia e al popolo giapponese da parte dei massimi leader politici del mondo.

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