Riforma pensioni, Rete: “Nessuna macelleria sociale”

La riforma delle pensioni è una realtà. Un traguardo difficile, raggiunto dopo molti mesi di duro confronto e distanze che sono state notevolmente ridotte. Da tempo le proiezioni evidenziavano un sistema pensionistico basato su un calcolo retributivo molto, troppo, generoso che non si sosteneva più con il forte rischio di un default. Nel tempo si è passati da una proporzione di tanti lavoratori che contribuivano per pochi pensionati fino ad arrivare ad oggi dove questa proporzione è arrivata a 2 lavoratori per ogni pensionato. Negli ultimi 11 anni nessuno aveva avuto il coraggio ad intervenire su una materia così delicata e complessa, che incide direttamente sulla fase della vita più delicata.

La Legge appena approvata non risolve in via definitiva lo sbilancio tra entrate e uscite, ma stabilizza il disavanzo, ormai giunto a 75 milioni di euro, garantendo la tenuta del sistema pensionistico per i prossimi 10 anni. Sarà importante monitorare con accuratezza gli effetti prodotti da questo intervento e le variabili demografiche, al fine, come sottolineato più volte anche in Aula, di “accompagnare la riforma”.

Crediamo che quello che più interessi alla cittadinanza sia la garanzia della sostenibilità dei fondi pensione, per assicurare una vecchiaia dignitosa e una stabilità anche alle future generazioni. Per questo è stato necessario alzare la quota dell’età pensionabile da quota 100 a quota 103, aumentare i contributi previsti del 3% sul primo pilastro e del 3% sul fondiss, oltreché prevedere forti incentivi per chi decide di rimanere al lavoro più a lungo, mentre viene disincentivato il pensionamento anticipato.

Questi ultimi disincentivi sono stati però diminuiti per le madri che abbiano avuto uno o più figli, dimostrando di riservare loro attenzione e sensibilità: è la prima volta che il nostro Paese, nel proprio sistema previdenziale, riconosce un valore specifico alla maternità.

La sommatoria degli interventi previsti genererà risparmi per circa 50 milioni di euro nelle casse del fondo pensioni.

Lo Stato continuerà a contribuire ai disavanzi, già lo fa per oltre 57 milioni di euro, ma anche il Fondo di riserva farà la propria parte con un contributo di 17,5 milioni per i primi 2 anni e 20 milioni per i successivi 8 anni.

La grande sfida ora è mettere a frutto il fondo di riserva, che consiste in oltre 300 milioni, con l’obiettivo di avere un rendimento sufficiente a coprire una quota crescente delle uscite e dello sbilancio.

Non è stata fatta nessuna “macelleria sociale” e, anzi, in un momento storico difficile com’è quello attuale, il nostro sistema pensionistico garantisce ancora una terza età dignitosa e assolve ad una funzione di solidarietà intergenerazionale e sociale: se lo farà anche in futuro, sarà proprio grazie a questo intervento, necessario e ormai improrogabile.

Un atto dovuto e di servizio per il Paese, come ha commentato il Segretario di Stato Roberto Ciavatta, a cui va il plauso di tutta RETE per il risultato conseguito.

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