“Prestito Cargill: San Marino ha buttato via quasi 5 milioni di euro” 

Il report dell’agenzia di rating Fitch, che ha sancito il declassamento di San Marino, è stato uno degli argomenti della 33a puntata di “CSdL Informa”, la cui prima parte era stata dedicata alla riforma del mercato del lavoro.

“Nel report di Ficth – ha dichiarato il Segretario CSdL Enzo Merlini – si legge che San Marino non ha ancora attuato il piano per la messa in sicurezza degli NPL delle banche, nonostante la norma approvata nel 2021, e ciò costituisce una grande preoccupazione. Peraltro, l’agenzia di rating non esclude che la copertura degli stessi “crediti non performanti” necessiterà di ulteriori finanziamenti pubblici. In tal caso, il debito pubblico sammarinese, arrivato alla enorme cifra di 1 miliardo e 200 milioni, aumenterebbe ulteriormente.

Fitch mette poi in evidenza un altro problema, quello del rifinanziamento del debito estero, in scadenza nel 2024. In effetti, è legittimo domandarsi: se un anno e mezzo fa San Marino ha emesso sul mercato internazionale 340 milioni di titoli di debito pagando interessi pari al 3,25% annuo, quando i tassi erano prossimi allo zero, ora che questi si stanno alzando, quanto li dovremo pagare? La conclusione è che non è detto che saremo in grado di rifinanziare quel debito.

La CSdL lo aveva detto ripetutamente: prima di fare quel passo, bisognava pensarci molto bene e mettere prima in sicurezza il bilancio dello Stato. Non è vero poi, come è stato sbandierato dal Segretario per le Finanze, che tale sicurezza sia stata raggiunta. Forse può valere per quest’anno, visto che da metà 2021 si è verificata una ripresa considerevole, ma purtroppo non è affatto detto che duri, viste le notizie che giungono dagli scenari internazionali. Se questa analisi è corretta, e parrebbe proprio di sì, come facciamo a stare tranquilli? Il debito estero scade tra un anno e mezzo.”

“Ricordo che la CSdL – ha precisato il Segretario Generale – ha manifestato contro il debito Cargill, ottenuto dal Governo di San Marino prima della collocazione dei 340 milioni di titoli internazionali. Sostenevamo che era possibile reperire nel nostro territorio alcune decine di milioni per far fronte alle esigenze di liquidità del momento, evitando quel finanziamento. Oggi emerge che quei soldi effettivamente non servivano; quindi abbiamo letteralmente buttato via 4-5 milioni tra interessi e costi di intermediazione.”

Il Segretario CSdL ha poi fatto una panoramica sulle riforme. “Avevamo detto che le riforme si dovevano portare avanti tutte insieme, ma non ci è stata data questa possibilità, ed il confronto si è concentrato quasi esclusivamente su quella pensionistica; abbiamo ritenuto che ciò fosse necessario anche per evitare strumentalizzazioni, ovvero l’accusa di non voler bloccare ogni riforma, dando di fatto al Governo l’alibi di procedere da solo. Ascoltando il recente Consiglio, è emerso, in particolare dalle opposizioni, che il progetto di legge di riforma previdenziale sarebbe all’acqua di rose e che non risolve il problema del disavanzo dei fondi pensione.

Il deficit è in effetti molto preoccupante, ma viene da chiedersi cosa abbia in mente chi fa queste affermazioni: imporre il collocamento a riposo a 63-64 anni per tutti, a prescindere dagli anni di contributi (come in effetti avevano proposto), oppure che le pensioni che oggi vengono erogate in virtù di leggi già esistenti si possano tagliare del 30%? In altri paesi in cui sono stati varati provvedimenti relativi alle pensioni in essere, questi sono stati dichiarati anticostituzionali.

L’articolo che è stato eliminato nel testo depositato in prima lettura, relativo all’aumento del contributo dello Stato, è dirimente: se non viene reintrodotto opportunamente modificato, non ci arrenderemo. Su questi temi è stato convocato per venerdì 23 settembre l’Attivo dei quadri CSU, che dovrà prendere iniziative in merito. L’intenzione di qualcuno, nello specifico del Segretario alle Finanze, è l’utilizzo delle riserve del fondo pensione fino al loro esaurimento, ovvero tra 10/15 anni, a seconda di come andrà l’economia. Detto in altre parole, ci penserà chi avrà l’onere di governare: riteniamo che ciò sarebbe irresponsabile, per cui bisogna assolutamente reperire le risorse per ripianare gli sbilanci annuali, garantendo che i fondi pensione accompagnino le riforme fino alla loro entrata a regime, fra circa 30 anni; è prevedibile che litigheremo un bel po’ su dove andare a prendere i soldi!”

“Nella relazione del Segretario alle Finanze sulla riforma tributaria depositata a suo tempo – ha proseguito Enzo Merlini – si evince la volontà di aumentare le tasse anche ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati. Sembra intendersi che la parte prevalente peserà sulle imprese, e che si faranno i controlli. Anche diversi consiglieri hanno proclamato la necessità che si facciano, ma non c’è più da fidarsi. Dalla riforma del 2013 si sono avvicendati 3/4 governi di quasi tutti i colori, ma nessuno ha dimostrato concretamente questa volontà. La proposta di patrimoniale che la CSdL ha avanzato, può anche essere considerata semplicistica, ma siamo sicuri che la riforma tributaria annunciata sarà equa ed in grado recuperare ciò che non è stato tassato finora? Non crediamo ci sia questa intenzione.”

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