“Il Centro di formazione professionale di San Marino resta relegato al ruolo di scuola di serie B” 

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del primo firmatario dell’Istanza d’Arengo per la conversione del Centro di formazione professionale in istituto professionale. Istanza bocciata nell’ultima seduta di Consiglio.

Spettabile redazione,

mi chiamo Ettore Mularoni e sono un docente del Centro di formazione professionale nonché primo firmatario dell’Istanza d’Arengo che chiedeva la conversione del Cfp in Istituto professionale (quinquennale) con equiparazione dei titoli fra San Marino e Italia.

Con la presente vorrei esprimere pubblicamente – e spero che la vostra redazione me ne dia l’opportunità – il mio profondo rammarico per il respingimento da parte del Consiglio Grande e Generale dell’Istanza stessa. Si uniscono a me tutti i firmatari, allievi del Centro di formazione professionale, genitori, colleghi insegnanti e semplici cittadini.

Non dico che non ce lo aspettassimo, ma duole riscontrare per l’ennesima volta che la politica si rifiuta di ascoltare i propri cittadini e preferisce portare avanti interessi particolari, visioni parziali e personali. Duole anche aver ascoltato le dichiarazioni del segretario di Stato per il Lavoro e dei consiglieri contrari, molte delle quali opinabili perché prive di un fondamento o pretestuose.

È stato contestato in primis che era scritta male. Beh, la sostanza era chiara: semmai la forma è diventata un pretesto cui aggrapparsi per rigettare l’istanza.

Passiamo poi al segretario di Stato per il Lavoro, da cui il Centro di formazione professionale, a differenza delle altre scuole sammarinesi, dipende. Ha nominato un gruppo di lavoro per rivedere i curricula del Cfp: ben venga, ma questa è un’operazione – il segretario non può non saperlo – che, per quanto necessaria, resta parziale e insufficiente. Sistemare l’ordinamento didattico è cosa ben diversa dal trasformare strutturalmente il Centro di formazione professionale in un Istituto quinquennale che rilascia un diploma parificato alle scuole professionali fuori confine.

Inoltre vorrei capire quanto il segretario abbia realmente a cuore il Cfp, intendo nella sostanza della sua missione educativa e non solo sulla carta in quanto pars dominica della segreteria al Lavoro, visto che da quando questi è in carica, non ha mai fatto visita agli allievi della scuola.

I nostri studenti, terminato il triennio, ricevono una qualifica professionale che, ahinoi, non è riconosciuta nella vicina Italia, contrariamente da quanto espresso da un consigliere durante il dibattito. Quindi un sammarinese con qualifica da Operatore Sala/Bar, Operatore di Cucina, Operatore Elettromeccanico, Installatore di Impianti Elettrici, Estetista o Parrucchiere conseguita al Centro di formazione professionale ha un titolo che non gli dà il diritto di essere assunto nella vicina Italia come lavoratore qualificato.

È riconosciuta però la frequenza scolastica, ma solo da alcuni istituti (vedi Ipsia Alberti), più per consuetudine e buoni rapporti che per un accordo scritto. Per cui i nostri allievi, se desiderano continuare gli studi per conseguire un diploma, sono obbligati a recarsi in determinate scuole del circondario e a fare spesso i conti con classi numerose in cui non sempre è facile svolgere l’attività didattica, senza dimenticare un aggravio di costi per le famiglie, le quali anche nell’ultima riunione di inizio anno ci hanno sollecitato affinché i propri figli abbiano la possibilità di terminare il percorso professionale, acquisendo un diploma, qui a San Marino. 

Siamo sì convinti che confrontarsi con l’esterno può favorire la crescita dei nostri ragazzi, come auspicato da un consigliere di maggioranza nel suo intervento, ma è pur vero che con un certo tipo di riforma del Cfp sarebbero le ragazze e i ragazzi italiani a chiedere di iscriversi a San Marino (e la commistione di studenti avverrebbe ugualmente!). In ogni caso l’apertura verso l’esterno non deve essere necessariamente auspicabile solo quando fa comodo.

Sarebbero tante le opportunità di cambiamento che potrebbero fare crescere il Centro di formazione professionale e fargli acquisire un ruolo strategico per l’istruzione e la formazione sammarinesi. E invece esso resta relegato al ruolo di scuola di serie B e proprio come realtà ancillare e secondaria pare percepito dalle stesse Istituzioni.

Questa Istanza d’Arengo, nonostante tutto, rappresenta l’inizio di una partita che noi docenti, allievi e famiglie vogliamo e continueremo a giocare sollecitando e pungolando la politica affinché il dibattito prosegua e si arrivi a una soluzione che sia ottimale per la collettività e non per l’interesse (o il capriccio politico) dei singoli.

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